Le arcate degli acquedotti romani nel Parco degli Acquedotti
The park of the aqueducts — foto: Livioandronico2013 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

C'è un'infrastruttura antica che a Roma non è diventata un rudere: è il sistema idrico. Gli acquedotti costruiti a partire dal IV secolo a.C. portavano in città acqua corrente da sorgenti lontane decine di chilometri, sfruttando la sola pendenza, e alcuni dei loro tracciati alimentano ancora oggi fontane cittadine.

Gli acquedotti

Il primo fu l'Aqua Appia, quasi interamente sotterraneo. Seguirono nei secoli gli altri, fino a formare un sistema di undici acquedotti che riforniva terme, fontane pubbliche e abitazioni private. Le arcate che tutti associano agli acquedotti romani erano in realtà la soluzione adottata solo per superare le valli: per gran parte del percorso i condotti correvano interrati.

Il posto migliore per vederne le arcate è il Parco degli Acquedotti, nella periferia sud-est della città, dove diversi tracciati corrono paralleli attraverso un'area verde. È raggiungibile con la metropolitana e offre uno dei paesaggi più fotografati della campagna romana.

Le fontane monumentali

Nel Rinascimento e nel Barocco i papi ripristinarono alcuni acquedotti antichi, e ogni restauro si concludeva con una mostra: una fontana monumentale che segnalava il punto di arrivo dell'acqua in città. La Fontana di Trevi è la mostra dell'Acqua Vergine, l'acquedotto che risale all'età di Augusto ed è l'unico ad aver funzionato quasi ininterrottamente.

Lo stesso meccanismo spiega il Fontanone del Gianicolo e la Fontana dell'Acqua Felice. Non erano decorazioni: erano annunci pubblici. La monumentalità serviva a rendere evidente a tutti che l'acqua era tornata.

I nasoni. Le fontanelle di ghisa introdotte a Roma alla fine dell'Ottocento erogano acqua potabile corrente e sono oltre duemila in tutta la città. Si chiamano così per la forma del getto ricurvo. Tappando il foro inferiore con un dito, l'acqua esce da un forellino superiore formando un piccolo zampillo: è il modo in cui i romani bevono senza toccare il beccuccio.

Perché riguarda anche voi

La conseguenza pratica di duemila anni di ingegneria idraulica è che a Roma si può bere per strada, gratuitamente, praticamente ovunque — anche nell'area dei Fori e attorno al Colosseo. Con una borraccia riutilizzabile il problema dell'acqua durante una giornata di visite semplicemente non esiste, e d'estate questo fa una differenza concreta.

Le terme, cioè dove finiva l'acqua

Il volume d'acqua che arrivava in città serviva soprattutto a un uso che oggi sorprende: i bagni pubblici. Le grandi terme imperiali — quelle di Traiano a Colle Oppio, quelle di Caracalla, quelle di Diocleziano — erano complessi enormi che comprendevano vasche di diverse temperature, palestre, biblioteche e giardini, e funzionavano come centri sociali aperti a tutti.

Sono anche il luogo dove la tecnologia idraulica romana si vede meglio: cisterne, condotte, sistemi di riscaldamento a intercapedine sotto i pavimenti. I resti delle terme di Traiano si incontrano a pochi minuti a piedi dal Rione Monti, nel parco di Colle Oppio.

L'acqua oggi

Il sistema moderno è alimentato da acquedotti che in parte ricalcano tracciati antichi e in parte sono di costruzione recente. L'acqua che esce dai nasoni è la stessa della rete domestica: potabile, corrente e controllata. Scorre di continuo, e questo è voluto: il flusso costante mantiene la qualità e in parte rientra nel sistema.

Per chi visita la città il risultato è una comodità concreta e sottovalutata: nessuna spesa in bottiglie d'acqua, nessun peso da portare, e la possibilità di riempire la borraccia praticamente in ogni piazza, anche nelle zone archeologiche più centrali.

Un itinerario dell'acqua

Chi vuole leggere la città attraverso questo tema ha un percorso già pronto: si parte dal Parco degli Acquedotti per le arcate, si passa alle terme — quelle di Caracalla, o i resti delle terme di Traiano a Colle Oppio, a pochi minuti dal Rione Monti — e si chiude con le fontane barocche del centro.

È un modo diverso di attraversare Roma: invece di seguire le epoche, si segue una funzione. E si scopre che è la funzione ad aver tenuto insieme la città molto più a lungo delle dinastie che l'hanno governata.

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